“FORMAGGIO” DI YOGURT

è una ricetta semplicissima
l’ho visto fare sul Gambero Rosso Channel insieme alla ricetta del salmone marinato

si accompagna benissimo anche con insalate di verdura tipo quella turca di melanzane, più estiva.

il risultato è simile ad un formaggio bianco fresco
o come lo yogurt denso di tipo "greco"

un colino

un telo di garza finissima

un vasetto di yogurt anche di tipo magro 500g
sale, pepe, origano per il salmone
oppure erbette
fresche o spezie a piacere
è ottimo anche naturale con i pomodori

si bagna il telo e si mette nel colino, posto a sua volta su un contenitore che lo sorregga
si versa lo yogurt e si lascia colare per qualche ora a seconda della densità che si vuole ottenre.
si toglie dalla garza e si condisce a piacere

si può servire in una ciotolina come dip
oppure si formano delle quenelle da usare come accompagnamento al salmone

sono provvisoriamente senza la digitale
ma appena la avrò metto anche le foto

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6 commenti

  1. Buon appetito!
    Saluti

    Rispondi
  2. ciao lilli. ti volevo ringraziare per la cartolina!
    baci
    fdz

    Rispondi
  3. Siedono. L’una guarda l’altra. L’una
    esile e bionda, semplice di vesti
    e di sguardi; ma l’altra, esile e bruna,

    l’altra… I due occhi semplici e modesti
    fissano gli altri due ch’ardono. «E mai
    non ci tornasti?» «Mai!» «Non le vedesti

    più?» «Non più, cara.» «Io sì: ci ritornai;
    e le rividi le mie bianche suore,
    e li rivissi i dolci anni che sai;

    quei piccoli anni così dolci al cuore…»
    L’altra sorrise. «E di’: non lo ricordi
    quell’orto chiuso? i rovi con le more?

    i ginepri tra cui zirlano i tordi?
    i bussi amari? quel segreto canto
    misterioso, con quel fiore, fior di…?»

    «morte: sì, cara». «Ed era vero? Tanto
    io ci credeva che non mai, Rachele,
    sarei passata al triste fiore accanto.

    Ché si diceva: il fiore ha come un miele
    che inebria l’aria; un suo vapor che bagna
    l’anima d’un oblìo dolce e crudele.

    Oh! quel convento in mezzo alla montagna
    cerulea!» Maria parla: una mano
    posa su quella della sua compagna;

    e l’una e l’altra guardano lontano.

    II

    Vedono. Sorge nell’azzurro intenso
    del ciel di maggio il loro monastero,
    pieno di litanie, pieno d’incenso.

    Vedono; e si profuma il lor pensiero
    d’odor di rose e di viole a ciocche,
    di sentor d’innocenza e di mistero.

    E negli orecchi ronzano, alle bocche
    salgono melodie, dimenticate,
    là, da tastiere appena appena tocche…

    Oh! quale vi sorrise oggi, alle grate,
    ospite caro? onde più rosse e liete
    tornaste alle sonanti camerate

    oggi: ed oggi, più alto, Ave, ripete,
    Ave Maria, la vostra voce in coro;
    e poi d’un tratto (perché mai?) piangete…

    Piangono, un poco, nel tramonto d’oro,
    senza perché. Quante fanciulle sono
    nell’orto, bianco qua e là di loro!

    Bianco e ciarliero. Ad or ad or, col suono
    di vele al vento, vengono. Rimane
    qualcuna, e legge in un suo libro buono.

    In disparte da loro agili e sane,
    una spiga di fiori, anzi di dita
    spruzzolate di sangue, dita umane,

    l’alito ignoto spande di sua vita.

    III

    «Maria!» «Rachele!» Un poco più le mani
    si premono. In quell’ora hanno veduto
    la fanciullezza, i cari anni lontani.

    Memorie (l’una sa dell’altra al muto
    premere) dolci, come è tristo e pio
    il lontanar d’un ultimo saluto!

    «Maria!» «Rachele!» Questa piange, «Addio!»
    dice tra sé, poi volta la parola
    grave a Maria, ma i neri occhi no: «Io,»

    mormora, «sì: sentii quel fiore. Sola
    ero con le cetonie verdi. Il vento
    portava odor di rose e di viole a

    ciocche. Nel cuore, il languido fermento
    d’un sogno che notturno arse e che s’era
    all’alba, nell’ignara anima, spento.

    Maria, ricordo quella grave sera.
    L’aria soffiava luce di baleni
    silenzïosi. M’inoltrai leggiera,

    cauta, su per i molli terrapieni
    erbosi. I piedi mi tenea la folta
    erba. Sorridi? E dirmi sentia: Vieni!

    Vieni! E fu molta la dolcezza! molta!
    tanta, che, vedi… (l’altra lo stupore
    alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta

    con un suo lungo brivido…) si muore!»

    Digitale Purpurea (Pascoli)

    Rispondi
  4. Bellissima!!!
    😉

    Rispondi
  5. ………..
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    …………………….. 🙂

    Rispondi
  6. Hi delicious…
    sei on line, querida??
    Se si batti un colpo….
    Smack
    ;-9

    Rispondi

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